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Rotazione Passiva con RANGE di movimento aumentato  

Disturbi irradianti avvertiti nel braccio impegnato nella rotazione possono indicare la presenza di un disturbo motorio a livello delle strutture neurali. In tal caso, al di sopra del gomito o dell’articolazione della mano è possibile differenziare tra cause neurali e cause muscolari.

Rotazione Passiva con range di movimento aumentato

Dopo aver fatto rilassare il paziente il terapista ne mobilizza la testa con una rotazione passiva a range di movimento aumentato verso la massima flessione, con inclinazione laterale e rotazione verso sinistra.

Rotazione passiva

Con una rotazione passiva il terapista mobilizza la testa dalla posizione mediana alla posizione di massima flessione, con inclinazione laterale e rotazione verso sinistra.

Analogamente, alla regione delle articolazioni della testa è possibile applicare i movimenti di flessione ed estensione con inclinazione laterale e di rotazione controlaterale.

Bologna, colonna vertebrale, Daniele Carlesso, Movimenti attivi e passivi, muscoli, Osteopostural

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Orientamento: funzione disturbata?

Segmento cervicale della colonna vertebrale

Rotazione passiva con range di movimento aumentato

Fig.1 Dopo aver fatto rilassare il paziente il terapista ne mobilizza la testa con una rotazione passiva a range di movimento aumentato verso la massima flessione.

Rotazione passiva

Fig.2 Con una rotazione passiva, il terapista mobilizza la testa dalla posizione mediana alla posizione di massima flessione.

Nota:. Sintomi quali vertigini e disturbi visivi possono segnalare un’instabilità del segmento cervicale superiore della colonna vertebrale. Il tal caso è necessario sottoporre a test i legamenti, in particolare modo il legamento trasverso.

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Palpazione dei punti di repere ossei


TERAPIA MANUALE ISBN 978-88-7051-356-1

Articolazioni della testa (C0–C2)

Processo trasverso dell’atlante

In profondità rispetto al processo mastoideo, dorsalmen­te al ramo della mandibola e approssimativamente all‘al­tezza del meato acustico esterno, è possibile palpare l‘api­ce del processo trasverso dell’atlante.

Segmento cervicale medio della colonna vertebrale (C1-C6)

Faccetta articolare C2

È possibile palpare la faccetta articolare C2 del processo spinoso dell’asse caudalmente e lateralmente, accanto ai muscoli semispinali.

 

Orientamento: posizione? Dolore?

   Nota

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Risposta alla Terapia Locale dei PT

Janet G.Travell, David G.Simons _ Dolore Muscolare _ Diagnosi & Terapia.

Una delle caratteristiche più importanti dei PT è la loro risposta alla terapia.

  1. Frequentemente, la risposta alla terapia specifica dei punti trigger miofasciali è la scomparsa immediata della dolenzia localizzata, del dolore proiettato, e della risposta in rapida contrazione locale, con progressiva cessazione della limitazione del movimento del muscolo. E’ meno probabile che sparisca immediatamente la connessione della bandeletta palpabile quando la sindrome miofasciale sia stata presente per molto tempo (mesi o anni); possono essere necessari parecchi trattamenti. Un’incompleta ripresa della normale possibilità di allungamento del muscolo, significa solitamente che vi è stata una risoluzione incompleta del dolore proiettato dai suoi PT.
  2. L’applicazione di impacchi caldi sul muscolo per alcuni minuti,  immediatamente dopo la terapia di allungamento e spruzzo ( strech and spray) o di infiltrazione locale, permette solitamente un ulteriore aumento nell’ampiezza del movimento. Questa applicazione aiuta anche a diminuire significativamente la dolenzia muscolare che segue la specifica terapia miofasciale.
  3. E’ molto più probabile che il sollievo dal dolore sia durevole, se il paziente muove tutti i muscoli trattati parecchie volte, in tutta la loro possibilità di movimento, alla fine di una sessione di terapia. Ciò “insegna” ai muscoli che la loro completa possibilità di movimento attivo è di nuovo disponibile, ed incoraggia il paziente ad usare questa potenzialità nel corso delle sue attività giornaliere. Se il paziente continua a controllare e a limitare il movimento del muscolo anche dopo il trattamento, è probabile che l’attività dei PT ed il dolore ricorrano.

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PT MIOFASCIALI – TERMINI SOLITAMENTE SINONIMI – Parte 2°

Janet G.Travell, David G.Simons _ Dolore Muscolare _ Diagnosi & Terapia, PUNTI TRIGGER

I seguenti termini sono qualche volta usati come sinonimi di “PT miofasciale”, ma altre volte hanno significati differenti. Quando si legge la letteratura, bisogna comprendere in che senso l’autore stia usando tali termini.

Fibrosite

Di tutti i marchi applicati alle sindromi dolorifiche muscolari, la fibrosite causa la maggior confusione, perché è stata usata per uno spettro estremamente ampio di definizioni che si sovrappongono e che sono in conflitto tra loro. Per citare Waylonis, “la Fibrosite significa molte cose differenti per molte persone”.

Gowers introdusse la parola “fibrosite” nel 1904, come termine indicante il reumatismo muscolare, citando esempi nelle regioni del collo, della spalla, e lombosacrale. La sua descrizione del reumatismo muscolare poteva rappresentare il dolore miofasciale dovuto a PT. Attribuì l’indurimento palpabile dei muscoli a “infiammazione dei tessuti fibrosi dei muscoli”. Stockman, nello stesso anno, mostrò la prova anatomopatologica che i noduli (bandelette palpabili) nel “reumatismo cronico” erano zone di iperplasia infiammatoria nel tessuto connettivo di cute, muscolo, grasso sottocutaneo, fascia o periostio. Successivamente utilizzo la “fibrosite” di Gowers, per i suoi reperti anatomopatologici. Il “matrimonio” di queste due idee fu consacrato dalla Società Reale di Medicina.

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Muscoli Masticatori Introduzione

Aree schematizzate nella regione della testa e del collo verso le quali può essere riferito il dolore a partenze dei punti trigger miofasciali. Vedi elenco dei muscoli che riferiscono il dolore a ciascuna di queste aree.

Una Guida del Dolore per le Affezioni Muscolari, in modo da aiutare il lettore a determinare quale muscolo vada esaminato, in base alla localizzazione del dolore del paziente. 

GUIDA DEL DOLORE NELLE AFFEZIONI MUSCOLARI

Questa guida elenca i muscoli che possono proiettare il dolore ad aree specifiche della testa e del collo, come si può vedere nelle FIG. allegate. Tale figura va usata dopo aver localizzato la zona dove il paziente ha il dolore. Sotto il nome di quella zona, nella guida del dolore sono elencati i muscoli che possono proiettare dolore a tale area anatomica. PT indica il punto trigger (punto grilletto).

I muscoli segnati in carattere grassetto sono quelli che hanno un’alta probabilità di proiettare una distribuzione essenziale del dolore verso quell’area. Il carattere tipografico normale identifica quei muscoli che possono proiettare a tali regioni una distribuzione del dolore “riversato”.

I muscoli sono elencati in modo tale che, secondo la nostra esperienza, il muscolo a capo della lista è più frequentemente una causa del dolore di quell’area. Comunque, il tipo di professione svolta dall’esaminatore influenza la selezione dei pazienti e, quindi, influenza anche la frequenza dei muscoli più spesso coinvolti.

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Trigger Agonisti e Antagonisti

AGONISTI

Muscoli, o parti di muscoli, così connessi anatomicamente che, quando si contraggono, sviluppano forze che si rinforzano reciprocamente.

AMPIEZZA DEL MOVIMENTO ATTIVO

Ampiezza del movimento (solitamente espressa in gradi) di una struttura anatomica, a livello di un’articolazione, quando il movimento viene prodotto solo dallo sforzo volontario della parte del corpo in esame.

AMPIEZZA DEL MOVIMENTO PASSIVO

Ampiezza del movimento (solitamente valutato su un dato piano spaziale) di una parte anatomica di un’articolazione, quando il movimento venga prodotto da una forza esterna, senza assistenza né resistenza volontaria da parte del soggetto. Il soggetto deve rilassare i muscoli che incrociano l’articolazione.

ANTAGONISTI

Muscoli, o parti di muscoli, così connessi anatomicamente tali che, con connessioni anatomiche tali che, quando si contraggono, sviluppano forze opposte.

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Recettori dello STRESS della MANO

Kinesiologia Applicata 
FLOWCHART  MANUAL _ David Leaf 

Definizione

Trattasi di zone riflesse che “inibiscono” i muscoli. Si trovano sulla superficie di entrambe le mani; la mano destra controlla i muscoli del lato destro del corpo, quella sinistra il lato sinistro.

Procedimento

Si può eseguire la localizzazione terapeutica di queste zone usando come parametro qualsiasi muscolo forte. Se eseguite il test partendo da un muscolo debole, esercitate una pressione da 1,3 e 1,8 kg. sulla zona riflessa in senso lineare e verificare se il muscolo si rafforza.

Per il trattamento determinate qual’è la direzione che provoca l’indebolimento muscolare e quale la fase di respirazione che annulla la debolezza. Ripetete la procedura per 4–5 respirazioni.

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Recettori dello stress craniali

Kinesiologia Applicata 
FLOWCHART  MANUAL _ David Leaf 

Trattasi di zone riflesse situate sul cranio che “disattivano” i muscoli. Sono spesso presenti in caso di traumi distorsivi o di traumi diretti al cranio.

Se si picchietta un riflesso neurovascolare e il muscolo associato si indebolisce, significa che bisogna intervenire sul recettore dello stress associato. Potete eseguire una localizzazione terapeutica sul recettore dello stress avvalendovi di un qualunque muscolo indicatore forte.

Procedimento

1. Se partite da un muscolo debole, eseguite un challenge sul recettore dello stress per stabilire la direzione. Esercitate una pressione sul cranio lungo la linea indicata nelle tabelle e testate il muscolo per verificare se si è rafforzato.

2. Per eseguire il trattamento, determinate la direzione in cui il muscolo si indebolisce e la fase di respirazione che annulla l’indebolimento. Esercitate una pressione sulla cute del cranio nella direzione di indebolimento, durante la fase di respirazione che inibiva il riflesso.

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Propriocettori Muscolari

Fusi Neuromuscolari

Questa tecnica è consigliata in caso di lesioni di tipo traumatico. I fusi neuromuscolari si trovano in quasi tutti i muscoli, ma sono più numerosi nei muscoli degli arti rispetto a quelli del tronco. Sono distribuito lungo tutto il muscolo, con una più alta concentrazione nella parte centrale dello stesso. Dato che l’asse lungo della cellula fusiforme è parallelo a quello del muscolo, viene stimolata con uno stiramento. Ciò genera degli impulsi nervosi nelle fibre nervose aderenti. Queste cellule trasmettono al cervello il grado di stiramento a cui sono sottoposti i muscoli.

L’applicazione di una pressione diretta verso il centro, come per avvicinare le fibre muscolari nella loro lunghezza lineare, ha l’effetto di rilassare o indebolire il muscolo. Se invece si esercita una pressione nel senso di stiramento delle fibre muscolari, il muscolo si rafforza.

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