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Trigger Agonisti e Antagonisti

AGONISTI

Muscoli, o parti di muscoli, così connessi anatomicamente che, quando si contraggono, sviluppano forze che si rinforzano reciprocamente.

AMPIEZZA DEL MOVIMENTO ATTIVO

Ampiezza del movimento (solitamente espressa in gradi) di una struttura anatomica, a livello di un’articolazione, quando il movimento viene prodotto solo dallo sforzo volontario della parte del corpo in esame.

AMPIEZZA DEL MOVIMENTO PASSIVO

Ampiezza del movimento (solitamente valutato su un dato piano spaziale) di una parte anatomica di un’articolazione, quando il movimento venga prodotto da una forza esterna, senza assistenza né resistenza volontaria da parte del soggetto. Il soggetto deve rilassare i muscoli che incrociano l’articolazione.

ANTAGONISTI

Muscoli, o parti di muscoli, così connessi anatomicamente tali che, con connessioni anatomiche tali che, quando si contraggono, sviluppano forze opposte.

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Adduzione e Abduzione DIFFERENZA!

Adduzione

Movimento di avvicinamento alla linea mediana. Per le dita, si tratta del movimento verso la linea mediana del dito medio. Per il pollice, è il movimento di avvicinamento, perpendicolare al palmo della mano. Per la mano, è la deviazione ulnare a livello del polso. Per il braccio, a livello della spalla, è il movimento sul piano frontale del gomito, dalla posizione di abduzione fino al fianco. Per la scapola, è la rotazione che volge in basso la fossa glenoidea, e che si verifica quando la scapola scivola sulla parete toracica, verso la linea mediana.

Abduzione

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Recettori dello STRESS della MANO

Kinesiologia Applicata 
FLOWCHART  MANUAL _ David Leaf 

Definizione

Trattasi di zone riflesse che “inibiscono” i muscoli. Si trovano sulla superficie di entrambe le mani; la mano destra controlla i muscoli del lato destro del corpo, quella sinistra il lato sinistro.

Procedimento

Si può eseguire la localizzazione terapeutica di queste zone usando come parametro qualsiasi muscolo forte. Se eseguite il test partendo da un muscolo debole, esercitate una pressione da 1,3 e 1,8 kg. sulla zona riflessa in senso lineare e verificare se il muscolo si rafforza.

Per il trattamento determinate qual’è la direzione che provoca l’indebolimento muscolare e quale la fase di respirazione che annulla la debolezza. Ripetete la procedura per 4–5 respirazioni.

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Recettori dello stress craniali

Kinesiologia Applicata 
FLOWCHART  MANUAL _ David Leaf 

Trattasi di zone riflesse situate sul cranio che “disattivano” i muscoli. Sono spesso presenti in caso di traumi distorsivi o di traumi diretti al cranio.

Se si picchietta un riflesso neurovascolare e il muscolo associato si indebolisce, significa che bisogna intervenire sul recettore dello stress associato. Potete eseguire una localizzazione terapeutica sul recettore dello stress avvalendovi di un qualunque muscolo indicatore forte.

Procedimento

1. Se partite da un muscolo debole, eseguite un challenge sul recettore dello stress per stabilire la direzione. Esercitate una pressione sul cranio lungo la linea indicata nelle tabelle e testate il muscolo per verificare se si è rafforzato.

2. Per eseguire il trattamento, determinate la direzione in cui il muscolo si indebolisce e la fase di respirazione che annulla l’indebolimento. Esercitate una pressione sulla cute del cranio nella direzione di indebolimento, durante la fase di respirazione che inibiva il riflesso.

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Propriocettori Muscolari

Fusi Neuromuscolari

Questa tecnica è consigliata in caso di lesioni di tipo traumatico. I fusi neuromuscolari si trovano in quasi tutti i muscoli, ma sono più numerosi nei muscoli degli arti rispetto a quelli del tronco. Sono distribuito lungo tutto il muscolo, con una più alta concentrazione nella parte centrale dello stesso. Dato che l’asse lungo della cellula fusiforme è parallelo a quello del muscolo, viene stimolata con uno stiramento. Ciò genera degli impulsi nervosi nelle fibre nervose aderenti. Queste cellule trasmettono al cervello il grado di stiramento a cui sono sottoposti i muscoli.

L’applicazione di una pressione diretta verso il centro, come per avvicinare le fibre muscolari nella loro lunghezza lineare, ha l’effetto di rilassare o indebolire il muscolo. Se invece si esercita una pressione nel senso di stiramento delle fibre muscolari, il muscolo si rafforza.

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Liquido CerebroSpinale

Kinesiologia Applicata 
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Storia

All’inizio del secolo un Osteopata, Sutherland, intraprese uno studio, che continuò fino alla sua morte, sui movimenti respiratori del cranio. Egli scoprì infatti che il cranio si muove con la respirazione. Scorrendo gli archivi, si possono ritrovare numerosi riferimenti sul movimento del cranio e del bacino all’atto dell’inspirazione ed espirazione.

Fisiologia

Il liquido CerebroSpinale viene prodotto da:

  1. Plesso coroideo dei ventricoli cerebrali;
  2. Vasi sanguigni degli strati meningeo ed ependimale delle cavità del liquor;
  3. Vasi sanguigni del cervello e del midollo spinale.

Il liquido CerebroSpinale viene assorbito dalle granulazioni aracnoidali, le quali si proiettano dagli spazi subaracnoidali nei seni venosi del cervello e nelle vene del canale vertebrale.

Il flusso proviene dai ventricoli laterali, verso il terzo ventricolo, il forame di Monroe, l’acquedotto di Silvio, la cisterna magna, il forame di Luschka, il forame di Magendie, gli spazi subaracnoidali e le granulazioni aracnoidali.

Piccole quantità di liquido vengono assorbite di dotti linfatici e nelle vene del canale vertebrale, ma la maggior parte risale la colonna vertebrale per essere poi assorbito dalla volta cranica.

Squilibri nel flusso del liquor possono alterare la funzionalità di qualsiasi muscolo o organo. Per valutare se il paziente richiede un trattamento specifico, chiedetegli di inspirare o espirare mentre eseguite il test per verificare se il muscolo debole si è rafforzato, oppure se un muscolo precedente forte si indebolisce durante una fase specifica di respirazione.

Per portare alla luce questo tipo di lesioni utilizzare i challenge respiratori.

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CHALLENGE VERTEBRALE


Kinesiologia Applicata 
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Definizione

Trattasi di una procedura di test con cui determinare se una vertebra, spinta verso una determinata posizione, può riassumere la sua posizione normale in condizioni di equilibrio.

Per determinare la direzione di Sublussazione di una vertebra.

Utilizzazione

Se la vertebra sublussata viene spinta verso una determinata direzione che riduce la sublussazione ed ivi mantenuta, un muscolo precedentemente indebolito dalla sublussazione stessa si rafforzerà. Quando si rilascia la vertebra, i muscoli intriseci della colonna si contraggono e accentuano temporaneamente la sublussazione della vertebra, provocando l’indebolimento di tutti i muscoli che risultavano precedentemente forti.

Tecnica

Eseguire il test per identificare il muscolo forte. Applicare alla vertebra una pressione variabile in una direzione specifica. Entro 5 secondi ripetere il test muscolare per verificare l’eventuale indebolimento del muscolo. Esercitare una pressione in qualsiasi direzione la vertebra sia suscettibile di sublussarsi e ripetere il test muscolare. Annotate tutte le direzioni che hanno provocato una debolezza.

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CORRELAZIONE MUSCOLO-VERTEBRALE

Kinesiologia Applicata 
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Trattazione

Dopo la messa a punto da parte di Rees della linea Temporosfenoidale, si scoprì che esisteva una associazione tra alcuni muscoli e vertebre. Qui di seguito riportiamo le associazioni muscolo-vertebrali rinvenute tramite i test muscolari, ricordando che non sempre tali associazioni sono presenti e a volte i segmenti possono variare.

CORRELAZIONE MUSCOLO-VERTEBRALE

TECNICA DI ORIGINE E INSERZIONE muscolo debole

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Storia

Questa è la tecnica originale messa a punto da George Goodheart per rafforzare un muscolo debole.

Fisiologia

Alcune micro-avulsioni del tendine nel suo punto di congiunzione con il periostio provocano l’indebolimento di un muscolo.

Trattamento

Esercitare delle pressioni forti e decise sul punto di origine/inserzione del muscolo debole in questione, per circa 30-60 secondi. Se vi era una micro-avulsione il muscolo dovrebbe risultare rafforzato.

Per favorire il processo di guarigione somministrare degli integratori a base di osso di vitello grezzo (fosfatasi).

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Riflessi NeuroVascolari

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Storia

Negli anni ’30 Terrence Bennett D.C. fu il primo a descrivere questi riflessi come punti empirici che influenzano la circolazione verso organi specifici. Nel 1966 Goodheart mise in relazione i punti vascolari con specifiche combinazioni muscolo-organo.

Fisiologia

Il centro vasomotorio si trova nella parte inferiore del ponte e in quella superiore del midollo. La parte maggiore laterale superiore controlla la vasocostrizione, mentre Il resto inibisce l’azione di controllo della vasodilatazione. L’azione congiunta di queste aree controlla il tono vasomotorio. Il controllo della vasodilatazione e vasocostrizione può essere influenzato dai centri superiori del cervello, attraverso i “riflessi Bennett”, somato autonomi, si può influenzare la circolazione.

Localizzazione

Sono situati quasi interamente sul cranio. Trattasi di piccole zone specifiche aventi, a livello embriologico, una relazione vascolare con il complesso muscolo-organo associato.

Trattamento

Per stimolare i punti bisogna strattonare lievemente la cute che sovrasta il punto indicato e variare la direzione fino a quando non si avverte la pulsazione maggiore. La frequenza pulsatoria dovrebbe oscillare tra i 70-74 battiti al minuto, variando solo leggermente in relazione con la frequenza del battito cardiaco del paziente. La durata del trattamento va dai 20 ai 30 secondi, tuttavia la tecnica del biofeedback termico ha dimostrato che la stimolazione dei punti interessati dovrebbe durare fino a 5 minuti.

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